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Guida completa agli algoritmi che Google usa per posizionare e catalogare i siti web

Fino a qualche anno fa, quando il web era ancora un posto poco conosciuto, esistevano delle pratiche attraverso le quali si riusciva a portare un sito in prima pagina con relativa facilità. Tuttavia col passare del tempo l’intera rete informatica si è decisamente evoluta e le piattaforme per la gestione dei contenuti hanno generato una serie di attività composite che oggi rientrano nel complesso mondo SEO. In tal senso anche i motori di ricerca, in particolar modo Google, hanno subito grandi variazioni per raggiungere un solo obiettivo: fornire una risposta sempre più adeguata alle domande degli utenti.

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Tra gli elementi che contraddistinguono Google vi sono essenzialmente la prontezza e la pertinenza con le quali è attualmente in grado di soddisfare qualsiasi tipo di richiesta. Questo è possibile grazie ai suoi algoritmi che di anno in anno vengono sviluppati, implementati e aggiornati. Si tratta di veri e propri programmi che, dopo aver condotto un’accurata analisi delle pagine web, sono capaci di stabilire la posizione di un determinato risultato all’interno della SERP per mezzo di regole e formule ben precise.

 

Dietro tutto questo non vi è la volontà di mettere in difficoltà operatori del settore e addetti ai lavori ma semplicemente di offrire un servizio sempre più efficiente. In altre parole l’unica preoccupazione di Google è fornire i risultati migliori sfruttando le potenzialità degli algoritmi che, per questa ragione, sono in costante evoluzione. Per capire meglio di cosa si tratta non resta che entrare nel vivo della questione.

 

Google: un’evoluzione costante e inarrestabile

 

Sapere come funzionano è praticamente impossibile perciò l’unica operazione prevedibile è interpretare il loro comportamento. Vista la quantità di update che nel corso degli anni hanno provocato modifiche strutturali e funzionali, tra gli algoritmi più recenti e soprattutto rilevanti è necessario fare riferimento a:

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  • Google RankBrain, un’intelligenza artificiale abile nel cogliere il significato delle parole chiave e nel fornire precise risposte tenendo conto dei risultati già presenti sul web. Creato per registrare ogni giorno nuove query di ricerca, utilizza la matematica vettoriale per esaminare il loro significato e per identificare il materiale in grado di soddisfarle. È il terzo elemento più importante per l’indicizzazione dopo i link e i contenuti ma non c’è alcun mezzo mediante il quale un sito può essere ottimizzato in funzione di questo algoritmo.

 

  • Google Mobilgeddon, un algoritmo che ha valorizzato chi possiede la versione mobile di un sito premiando con il posizionamento preferenziale l’ottimizzazione per dispositivi come gli smartphone e declassando tutti coloro che erano sprovvisti della struttura mobile-friendly. I segnali dei risultati di ricerca mobile includono velocità della pagina, risoluzione e utilizzo dello spazio disponibile sullo schermo.

 

  • Google Pigeon Update è stato pensato per le imprese locali poiché manipola i risultati tenendo conto della geolocalizzazione. Oltre a modificare la ricerca globale di Google, ha permesso di fornire risultati sempre più accurati e pertinenti aumentando così il peso delle campagne di advertising soprattutto in quei casi in cui l’azienda ha la necessità di ottenere visibilità in località limitrofe alla propria.

 

  • Google Hummingbird va nella direzione del web semantico perché cerca di personalizzare al massimo i risultati di ricerca. Esso infatti comprende le intenzioni di ricerca dell’utente indipendentemente dalle keyword digitate e utilizza delle vere e proprie relazioni semantiche – e non le parole chiave – per valutare gli argomenti. Si è trattato del passo intermedio che ha poi portato ad un’interazione più “umana” con il web rendendo raffinato il riconoscimento del senso delle domande.

 

  • Google Penguin. Nato come filtro antispam sul web, è l’algoritmo che ha penalizzato tutti quei siti dotati di dubbi backlink, a pagamento e non. Nel 2016 è entrato a far parte degli algoritmi “core” – annessi quindi a indicizzazione e classificazione – e rispetto alle versioni precedenti ha avuto un effetto molto più granulare sui siti. A partire dalla sua diffusione sono state necessarie campagne di link building sempre più impegnative dal punto di vista della qualità.

 

  • Google Panda è tra i più importanti algoritmi di apprendimento. È stato sviluppato per identificare e distinguere siti di alta qualità e siti di basso livello. Passando al vaglio tutti i contenuti di una pagina, Panda ha richiesto sempre più originalità nei testi poiché ha concentrato gran parte della propria attenzione su duplicati e “thin content”. Tale aspetto è risultato fondamentale non solo ai fini del buon posizionamento ma anche dell’importanza generale del sito.

 

Da questa breve descrizione emerge in modo piuttosto chiaro la tendenza di Google verso il già citato web semantico poiché è alla ricerca di metodi per fornire al proprio pubblico risposte sempre più personalizzate. Passo dopo passo è riuscito a svincolarsi da numerosi meccanismi predefiniti e ha reso possibili ricerche molto più evolute, realizzando così una vera e propria rete di relazioni basata su logiche elaborate. La cosa che più conta è cogliere l’efficacia di determinate azioni affinché si possa trovare la giusta sintonia con gli algoritmi. Solo così si potrà accrescere la propria immagine aziendale.

 

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