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Open innovation, il contagio da sostenere: quello delle idee

[fa icon="calendar"] 08/12/20 11.30 / Pubblicato da: Fabio De Martino

Fabio De Martino

OpenInnovation

 

Fare innovazione rappresenta una variabile fondamentale che determina oggi, ma lo farà sempre di più in futuro, la competitività delle imprese e dei sistemi economici in generale. Ma cosa significa esattamente fare open innovation? Scopriamolo insieme, in questo articolo a tema.

L’innovazione può essere il vaccino per la crisi globale innescata dal Coronavirus; l’occasione, necessaria ed imprescindibile, di cambiare paradigma e di aprirsi a nuovi modi di fare impresa.

Viviamo in un momento di crisi in cui l’innovazione deve scendere in campo ed assumere il carattere di cuore pulsante dell’intraprendenza (ovvero del problem solving del nostro secolo) che si porrà alla base della crescita, dello sviluppo economico e del progresso a 360°.

In questo contesto le aziende, sia esse corporate sia esse PMI, paragonabili ad organismi viventi, dovranno adattarsi ai cambiamenti innescati da questa crisi globale, dalla tecnologia e da una globalizzazione oggi parzialmente messa in discussione, per non essere sopraffatte da una visione darwiniana delle cose.

Dovranno, sempre più, favorire l’imprenditorialità interna e dovranno interfacciarsi con realtà imprenditoriali nuove, con le università, con i centri di ricerca, con le istituzioni in un’ottica sempre più open.

La sempre maggior complessità del mondo esterno e la sempre maggior velocità innescata dalla tecnologia richiederanno oggi, ma ancor più domani, la crescente necessità di “fare rete” in un’ottica di “coopetizione” piuttosto che di mera competizione.

Contaminazione dovrà essere la parola chiave ed il contagio delle idee e delle visioni l’unico contagio che non possiamo permetterci di fermare.

Innovazione, cos’è questa parola oggi così inflazionata?

In letteratura troviamo numerose definizioni utili per identificare e descrivere il concetto di innovazione; concetto oggi usato, forse abusato, in ambito aziendale e nel mondo imprenditoriale in generale.

Nonostante le numerose definizioni, o forse proprio a causa di queste, non troviamo una descrizione univoca e precisa di questa nozione chiave che spesso viene associata al concetto di invenzione, oppure di nuovo prodotto o servizio.

Per sfatare ogni dubbio è bene distinguere invenzione da innovazione. L’invenzione nasce dalla ricerca, producendo uno sforzo teorico che non ha ancora incontrato uno sviluppo di tipo commerciale. Con il termine innovazione, invece, ci si riferisce all’applicazione pratica dello sviluppo scientifico, avente finalità di sfruttamento commerciale.

Senza volerci soffermare su studi e assunti presenti in letteratura; sorvolando i lavori di Salomon e Hauschildt, piuttosto che di E.B. Roberts e di Schumpeter; andrei subito al nocciolo della questione: L’Open Innovation e strategia d’impresa.

hackathon

 

Innovazione e strategia d’impresa

La strutturazione di una strategia dell’innovazione è un fattore critico di successo per togliere vacuità ad un termine che, altrimenti, sarebbe ben poco concreto.

Dal mio punto di vista fondamentale è che la cultura dell’innovazione permei ai diversi livelli dirigenziali, allineandosi alla Mission e alla Vision aziendale, per poter orientare l’impresa al raggiungimento di risultati concreti.

La strategia dell’innovazione non verte, oggi, solamente al miglioramento di prodotti, tecnologie e processi già esistenti, ma, soprattutto, allo sviluppo di nuove tecnologie e all’esplorazione di nuovi processi interni e prodotti. Il tutto volto all’ottenimento di un vantaggio competitivo il più possibile durevole nel tempo.

Il processo di attuazione di una solida strategia dell’innovazione deriva, come suddetto, dall’allineamento della stessa alla Vision aziendale, generando l’accettazione del processo dapprima a livello di management e poi a livello di cultura aziendale in senso più ampio.

Governare tale processo vuol dire, ad esempio, allineare gli obiettivi della strategia di innovazione agli obiettivi di posizionamento sul mercato dell’impresa, identificando le competenze core interne e focalizzandosi sugli aspetti fondamentali in grado di generare valore per tutti gli stakeholder aziendali.

Un framework molto interessante per comprendere l’approccio olistico al tema dell’innovazione è quello sviluppato da A.T. Kearney, strategic management consulting firm e identificato come “The House of Innovation”.

Il framework mostra proprio l’interdipendenza propria dell’innovazione all’interno di un contesto strutturato come quello aziendale, ovvero la necessità di adottare una strategia precisa ed organizzata.

 

management

 

Open Innovation: perché ora?

Il contesto attuale, figlio di una globalizzazione che ha portato alla necessità di riorganizzare i propri processi produttivi e di approvvigionamento, nonché figlio di un'evoluzione tecnologica che ha abbattuto distanze e tempi (in primis la riduzione del ciclo di vita dei prodotti), porta alla necessità di integrare il concetto di innovazione nelle strategie e nelle dinamiche aziendali.

L’innovazione non può quindi essere semplicemente un processo spontaneo, frutto dell’estro e della creatività di un singolo (o del reparto R&S chiuso in sé stesso), ma deve permeare all’interno della strategia aziendale, plasmando i processi di management già delineati e consolidati.

Negli anni, l’approccio che le imprese hanno riservato all’innovazione, tradizionalmente proprietario, verticale e integrato (modello “Closed Innovation”) è mutato, ma dovrà farlo sempre di più, in un approccio aperto, orizzontale e di tipo misto (modello “Open Innovation”).

Si è quindi passati e forse si sta ancora passando, dal paradigma dell’innovazione chiusa a quello dell’Open Innovation.

Open Innovation: cos’è, un po’ di teoria e qualche strumento concreto?

Il termine Open Innovation è figlio del lavoro di ricerca e di approfondimento di Herry Chesbrough, considerato il pioniere del modello di innovazione aperta, che porta a definirne caratteristiche ed aspetti in un trattato del 2003 che ha posto le basi per la diffusione di questo nuovo paradigma.

Il punto di svolta che segna il passaggio tra i due paradigmi dell’innovazione può trovare un giusto riscontro nella definizione che lo stesso H. Chesbrough fa dell’Open Innovation:

“Open innovation is a paradigm that assumes that firms can and should use external ideas as well as internal ideas, and internal and external paths to markets, as the firms look to advance their technology. Open innovation combines internal and external ideas into architectures and systems whose requirements are defined by a business model”.

In altre parole l'open innovation è un paradigma secondo il quale input, esterni o interni, possono essere inseriti nell'architettura aziendale al fine di migliorare la propria attività, fermo restando il business model definito precedentemente.

Come ogni cambiamento strutturale anche il passaggio tra i due paradigmi dell’innovazione (da Closed ad Open) ha richiesto decenni, prima di arrivare allo stato attuale di maturità. Ha richiesto, inoltre, la presenza di un contesto idoneo al passaggio stesso, ovvero dell’odierna consapevolezza tecnologica ed industriale mista ad alcuni “pilastri” sui quali si deve fondare l’attuale paradigma (come ad esempio l’incremento di disponibilità e mobilità di lavoratori altamente qualificati).

Nel modello di Chesbrough le nuove idee, ovvero le idee alla base di innovazioni (siano esse di prodotto, di processo o di marketing) non nascono solamente dal know-how, dalle esperienze e dalle conoscenze interne all’impresa ma anche, e forse soprattutto, da fonti esterne (università, altre aziende, startup, centri di ricerca).

Un’azienda può quindi preferire attingere a tecnologie, idee o processi dall’esterno piuttosto che svilupparle internamente, creando un modello di cooperazione e contaminazione virtuosa che porta benefici all’impresa stessa e a tutto l’ecosistema produttivo ed economico. Questo per una serie di ragioni legate alle possibilità di garantirsi un ritorno economico, oppure di garantirsi lo sbocco a nuovi mercati, o ancora di riservare le proprie risorse interne per canalizzarle su altri progetti, idee e sviluppi.

Se l’innovazione chiusa presupponeva lo sviluppo partendo dalla prima fase del processo di innovazione, l’Open Innovation può invece concentrarsi su qualunque fase del processo (dalla fase iniziale fino alla vera e propria implementazione dell’idea).

In base alla concretizzazione sistemica con la quale un’impresa affronta un singolo processo di Open Innovation possiamo parlare di due approcci diversi:

  • L’Inbound Open Innovation;
  • L’Outbound Open iInnovation.

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Il primo approccio si fonda sul ricorso a fonti esterne all’impresa per generare un’innovazione interna e si può esplicare attraverso una serie di strumenti quali:

  • Lancio di Call for ideas, ovvero di concorsi finalizzati alla raccolta di idee innovative utili alla risoluzione di un problema concreto per l’impresa che ne dispone il lancio;
  • Avvio di programmi Hackathon, ovvero istituzione di vere e proprie competition che coinvolgono professionisti esterni all’impresa, che si cimenteranno su tematiche ben definite al fine di generare idee innovative utili al business dell’impresa stessa;
  • Partnership con Università e centri di ricerca, favorendo la contaminazione del mondo produttivo con quello accademico e della ricerca;
  • Corporate Venture Capital e scouting di startup, favorendo gli investimenti in startup e/o PMI con ottenimento di quote societarie e tecnologia innovativa;
  • Partner Scouting, favorendo l’individuazione di imprese consolidate per la creazione di partnership a beneficio dell’innovazione.

Il secondo approccio prevede invece l’immissione nell’ecosistema, da parte dell’impresa, di innovazione tramite l’esternalizzazione delle innovazioni concepite all’interno del sistema azienda. I principali strumenti dell’Outbound Innovation sono:

  • Vendita e cessione di brevetti;
  • Cessione di prodotti a terzi;
  • Accordi commerciali e Joint Venture;
  • Creazione di spin-off aziendali.

L’adozione di uno o più strumenti, da parte delle imprese, dipende da numerose variabili. Le due principali riguardano il grado di esperienza dell’impresa (esiste un modello organizzativo atto a gestire l’innovazione? Sono stati affrontati temi di Open Innovation in passato?) ed il budget stanziato dall’impresa per l’Innovazione (spesa per R&S interna, spesa per acquisizione di servizi esterni di R&S, spesa per acquisto software o macchinari innovativi ecc..).

Open Innovation, le sfide per il futuro.

Approfondendo il concetto dell’Open Innovation ne abbiamo visto le peculiarità, soprattutto in rapporto ad un paradigma dell’innovazione di tipo Closed, ormai superato in maniera irreversibile. L’applicazione degli strumenti utili a sostenere il paradigma dell’innovazione aperta non è, però, così semplice.

Gli stessi devono permeare all’interno della cultura aziendale, devono essere allineati alla Vision e alla Mission, al fine di generare risultati concreti utili a portare (o consolidare) un vantaggio competitivo all’impresa. Non da ultimo devono superare le sfide del contesto competitivo in cui l’impresa opera (questioni legate all’intellectual property ecc.).

Le sfide per il futuro dell’Open Innovation e dell’innovazione in generale passano per il superamento di quei limiti che il modello stesso porta con sé. La collaborazione tra corporate, startup e imprese di piccole dimensioni sarà una delle grandi sfide del futuro. Tutto questo andrà disegnato accettando, o minimizzando, una perdita di competitività naturalmente data dal mantenere aperti i confini delle organizzazioni (diminuzione del controllo, deflusso della conoscenza ecc…).

Le sfide per il futuro riguardano anche l’adattamento delle culture aziendali consolidate negli ultimi decenni.

La cosiddetta path dependency, in particolare per gli approcci e i processi consolidati all’interno delle organizzazioni, darà il via a sfide impegnative, necessarie per l’introduzione di nuove pratiche e di nuovi processi dati dall’Open Innovation.

 

Che te ne pare? Ti senti pronto per l'Open Innovation? 
Inizia a darti porti dei nuovi propositi per la tua azienda! L'Open potrebbe essere uno di questi!

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Argomenti: Business

Fabio De Martino

Fabio De Martino

Oltre all'attività di ingegnere civile, che lo porta a lavorare la AFRY Svizzera SA, capisce di dover seguire il suo istinto nel mondo dell'imprenditoria. La sua prima startup fallisce, ma l’esperienza gli insegna le regole di questo complesso modo di fare impresa. Oggi Fabio vanta anni di esperienza a contatto con realtà aziendali di ogni tipo in qualità di mentor e advisor, collaborando con incubatori e acceleratori come Polihub, Sprint Factory e Startup Garage (SUPSI).

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